L'ultimo baluardo di eterosessualità è caduto
In una famiglia medio-italiana se tuo padre ti riconosce tra i partecipanti al Gay Pride prima viene colto da infarto, dopo strappa con ferocia il giornale e tra le lacrime abbraccia la moglie gridando: “Minchia, l’onore della famiglia! Chi cazzo lo dice ora a mammà? Ci farà morire, morire tutti! Pensa le risate di Zia Cesira, a che cosa dirà quella bigotta di tua sorella o quella puttana di nostra cognata!”.
E corre a prendersi i nitrati per il cuore per poi imbracciare il fucile e dare avvio ad una sequenza di omicidio-suicidio.
O nel migliore dei casi allo sfratto dell’impenitente asshole.
Mio padre, vero masculo a denominazione di origine controllata:
“Mi pare di averti riconosciuto in una fotografia sul sito di Repubblica durante la festa di Genova”.
Intanto notate la delicatezza politicamente corretta e affettuosa nel chiamare il Gay Pride “festa”.
Il barbaro figlio gli risponde categorico:
“E’ impossibile. Ero a Torino. E poi all’idea che i finocchi chiedano matrimoni e figli come i cattolici mi viene solo da ridere. Per non piangere.”
E parto per la tangenziale in un’arringa in cui vengono chiamati in ballo l’omofobia interiorizzata, la richiesta psicopatologica di essere normali inseguendo vecchi modelli borghesi, il solido platonico, la decadenza della filmografia romeriana, Hegel, Hello Kitty, il Leviatano di Hobbes e Justin Timberlake.
Concluso il mio discorso appassionato, come concludeva sempre i suoi il dottor Cox di “Scrubs” (…e Hugh Jackman!), invece di rifletterci, partire da classiche posizioni eterosessuali di diffidenza verso certe istanze, mi tira su un’arringa che neanche Imma Battaglia e Franco Grillini.
Dov’è finito il mio papi?
Che cosa gli avete iniettato?
Estrogeni OGM?
Un estratto di scie chimiche ricavate dalla polvere di Marte, lo stesso veleno inoculato a Michael Jackson?
Che cosa ti è successo?
Capisco che avere un figlio gay è dura, specie per chi ci impiega dieci anni a ricordarsi che gli piace il cazzo, evitando ad ogni cena natalizia di parlare con lui di figa, ma mi sarei accontentato di un semplice: “Non importa, ti voglio bene lo stesso!”.
E invece no.
Di questo passo per il 2012 me lo ritrovo a sfilare con un boa di struzzo viola e un completino leather.
Giusto per la fine del mondo!
4 months ago